Fototrappola con pannello solare: quando serve davvero

Fototrappola con pannello solare: quando serve davvero

Il punto debole di ogni fototrappola è il giorno in cui le batterie si scaricano, di solito quello sbagliato. Il pannello solare risolve il problema alla radice: ricarica la fototrappola mentre lavora e la manutenzione praticamente sparisce. È una soluzione sempre più cercata, ma non sempre è davvero necessaria: vediamo quando ha senso.

Come funziona

Il pannello, integrato sul corpo della fototrappola o collegato con un piccolo cavo, ricarica le batterie interne durante il giorno; di notte l'apparecchio lavora con l'energia accumulata. Serve però un punto con qualche ora di sole diretto: nel fitto del bosco il pannello rende poco, e conviene orientarlo verso sud.

Quando conviene, e quando no

Il solare dà il massimo dove la fototrappola resta per mesi senza visite: monitoraggi faunistici di lunga durata, terreni lontani, postazioni fisse. Va detto però che le fototrappole moderne consumano già pochissimo: la nostra 12MP con LED invisibili arriva a 12 mesi in standby con 4 batterie AA, e per la maggior parte degli usi questo rende il pannello un extra più che una necessità.

L'alternativa se c'è il WiFi

Se il punto da sorvegliare è coperto dal WiFi di casa, esiste una strada diversa: la telecamera WiFi solare da esterno, che unisce pannello solare, visione notturna a colori e controllo in diretta dall'app. È la scelta giusta per cortili e ingressi; la fototrappola resta imbattibile dove la rete non arriva. Per orientarti tra i due mondi c'è la nostra guida alla fototrappola.

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